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La rivista Istmi-Tracce di vita letteraria è nata nel 1997.

Dopo un fascicolo di prova dell’anno precedente, l’iniziativa ha preso un corpo più preciso, caratterizzandosi in senso monografico, sia su un autore sia su un tema, nell’ambito della letteratura italiana contemporanea.

Le riviste dedicate a poeti e scrittori novecenteschi sono:

Annuncio e azione. L’opera di Remo Pagnanelli, (1997): una biografia critica e intellettuale del poeta maceratese, scomparso precocemente nel 1987, con una scelta di suoi scritti, rari e inediti.

Ercole Bellucci. Antologia poetica, 1957-1997, (1998): un lavoro dedicato all’importante poeta di Urbino, solitario sperimentatore e editore di innumerevoli libri e libretti d’artista, poco letto oltre il raggio della sua città. L’antologia, con vari testi inediti, è introdotta da Giorgio Cerboni Baiardi.

Nell’opera di Giorgio Caproni (1999) e Nell’opera di Paolo Volponi (2004-2005) raccontano criticamente il percorso dei due scrittori con contributi di studi originali e di assoluto rilievo che portano avanti la percezione del loro lavoro, tra i più importanti del secolo appena trascorso. Il numero caproniano, comprende due racconti, pagine di diario e frammenti poetici inediti. Mentre a Paolo Volponi, per l’abbondanza di materiali reperiti o messi a disposizione della moglie Giovina, è stato dedicato un fascicolo supplementare, intitolato La zattera di sale e altri frammenti inediti o rari (2004), dove, tra vari altri scritti, viene pubblicato quasi per intero un romanzo incompiuto, La zattera di sale appunto, che consente “un sondaggio analitico ulteriore in direzione della conflittualità convulsa, instabile, tra livelli di senso del testo…”, come scrive E. Zinato nella sua esauriente introduzione.

Gli altri numeri sono stati progettati nella direzione di una ricerca dei rapporti tra prosa e poesia: in La voce secondaria (2001) è stata analizzata la produzione poetica di alcuni scrittori (Tozzi, Delfini, Primo Levi, tra gli altri), avanzando l’ipotesi che, in vari casi, la poesia sia la “prima voce” alla quale “l’inverato scrittore si affida o torna come a una vacanza necessaria, come a una cura…”. Ne La prosa nel corpo della poesia (2002) è stata indagata l’inserzione di testi in prosa all’interno di libri di poesia (da Betocchi a Caproni, da Fortini alla Rosselli, fino alle ultime generazioni) e come esse strettamente interagiscono con i versi.

Il numero del 2006, Insorgenze. La poesia dei narratori, integra le indagini del 2001 e del 2002, intendendo, fin dal titolo, l’esperienza di “un altro occhio cresciuto da sé per vigilare sul cuore del seminatore di storie”. Comprende saggi su Sciascia, Fenoglio, Elsa Morante, la Ortese, Bassani, Parise, Pavese, con un percorso che arriva, esemplarmente, a esiti più recenti (Camon, De Luca, Albinati e altri). Nello stesso fascicolo Carlo Di Alesio analizza le due sole prose inserite da Giovanni Giudici nei suoi libri Autobiologia (1969) ed Eresia della sera (1999); mentre Rodolfo Zucco esamina “com’è fatto il verso lungo di Fernando Bandini” cercandone la genesi e i possibili riferimenti. Il fascicolo propone anche una nuova sezione, titolata Visite, dedicata alla poesia di Giorgio Luzzi, con un’antologia di inediti e un saggio di Enrico Capodaglio.

Fin dal suo esordio, Istmi ha considerato la calcografia come una giusta compagna di viaggio: come la poesia, è ampiamente praticata ma raramente visibile e, come l’officina poetica, lotta con gli spazi e coi margini della pagina bianca. La rivista ne ha offerto, in ogni numero, varie opere originali e riprodotte, maturando nel tempo una rappresentanza artistica di rilevanza nazionale (con circa cinquanta autori presenti).